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18 Luglio 2025

Carnevale canta la mancanza con "Non ho mai"


Con il suo nuovo singolo "Non ho mai", pubblicato oggi su tutte le piattaforme di streaming, il cantautore romano Carnevale si conferma una delle voci più originali e necessarie della nuova canzone d’autore italiana. Con un piglio che ricorda — nei toni e nella penna — il Jannacci più ispirato, quello capace di dire la verità sorridendo, Carnevale firma un brano lieve solo in apparenza, in realtà attraversato da una malinconia elegante e da un acume poetico degno di attenzione.
Il testo si costruisce attorno a un paradosso quotidiano: “Io ho tutto. Ho la salute, ho la casa. Ho tutto. Ed ho persino un’amica che mi dà ispirazione per la nuova canzone”. Il protagonista elenca, con un’ironia tenera, tutto ciò che già possiede: la famiglia, la cena calda, un lavoro, una laurea, una macchina. Eppure, “solamente una cosa me ne manca”.
Ed è qui che la canzone si muove e smette di essere solo una fotografia domestica: perché quella “cosa” che manca è insieme precisa e ineffabile. Più profondamente, è la consapevolezza che ogni nostro desiderio è sempre in parte indicibile, in parte mai del tutto richiesto né conquistato. “Io non l’ho mai chiesta”, ammette alla fine. Ecco la chiave: ciò che ci manca, spesso, è ciò che non abbiamo nemmeno il coraggio di chiedere davvero.
Musicalmente, "Non ho mai" è un brano fresco, luminoso, ma mai frivolo. La scrittura musicale di Carnevale ha quella capacità rara di accarezzare l’orecchio senza rinunciare alla sostanza, e le atmosfere che crea con le sue armonie rimandano ai migliori esperimenti di Edoardo Bennato per l’energia intelligente, di Giorgio Gaber per la lucidità esistenziale e, naturalmente, di Enzo Jannacci per la commistione tra sorriso e amarezza.
Carnevale si conferma così un cantautore di razza, uno che sa guardare all’uomo comune — e a sé stesso — con l’empatia di chi sa che la nostra fame è infinita e confusa, e la nostra fragilità degna di essere cantata. 
Un brano scritto con penna fine, colto eppure accessibile, che ci ricorda come il vero cantautore non sia chi scrive “per” il pubblico, ma chi scrive “di” noi — meglio di quanto sapremmo fare noi stessi. Con Non ho mai, Carnevale ci regala uno specchio, e la vertigine dolceamara di riconoscerci dentro.